Arpad Weisz “Quando il razzismo entra in campo”

Atrio di Palazzo Barbieri 13 gennaio > 4 febbraio 2023

La visita alla mostra nell’atrio di Palazzo Barbieri per noi studenti/esse di 5^G insieme alle nostre professoresse Antonella Scarpuzzi e Cioni Elisabetta è stata l’occasione per conoscere la storia di Arpad Weisz, sportivo ungherese di religione ebraica.
La guida, oltre a accompagnarci in un percorso ben dettagliato sulla vita e sui successi di Weisz, ci ha permesso di conoscere il contesto storico italiano a partire dagli anni ’20.
Arpad Weisz è stato un calciatore-allenatore di successo: infatti ha vinto tre volte il campionato italiano, una volta con l’Ambrosiana Inter e due volte col Bologna come allenatore, squadra con cui ha partecipato con successo all’Expo di Parigi del 1937.
Iniziata prematuramente una brillante carriera da allenatore in seguito ad un grave infortunio al ginocchio, Arpad grazie alle sue capacità, rivoluzionerà il ruolo da lui ricoperto introducendo novità sugli schemi di gioco, sull’alimentazione sportiva più idonea e sui metodi di allenamento.
Per noi studenti/esse si è rivelato un allenatore moderno che ha dato lustro al calcio italiano arrivando alla scoperta del giovane talentuoso Giuseppe Meazza (oggi a lui è dedicato lo stadio Milanese).


Purtroppo con l’entrata in vigore, il 5 e il 7 Settembre del 1938 delle leggi razziali in Italia, Arpad in quanto straniero ebreo emigrato nel nostro Paese dopo il 1919 fu esonerato e costretto a emigrare, inizialmente a Parigi e in seguito in Olanda.
Nel 1942 fu arrestato e deportato con la sua famiglia nel campo di transito di Westerbrock, per poi essere trasferito ad Auschwitz senza la moglie e i due figli. La permanenza di Arpad nel campo di concentramento durerà quindici mesi, morendo di stenti all’età di quarantasette anni (Gennaio 1944).
Noi alunni/e siamo stati particolarmente colpiti dalla facilità con cui un personaggio sportivo di così alto livello, citato ed elogiato in tutte le maggiori testate giornalistiche dell’epoca, sia stato così dimenticato.
Durante la visita abbiamo avuto il piacere di conoscere il sindaco di Verona Damiano Tommasi che ha condiviso con noi il fatto di aver visitato il campo di Auschwitz e di aver visto, all’interno della struttura, un campo di calcio: da qui l’iniziativa di riportare, dopo settant’anni di silenzio, a
conoscenza della cittadinanza la storia di questo atleta e del ruolo che lo sport ha avuto durante la dittatura fascista.
La nostra guida ci ha inoltre fatto presente che nei pressi di quella che è stata l’ultima abitazione di Arpad sono state installate quattro pietre d’inciampo, una per ogni membro della famiglia. Anche a Verona, nelle vicinanze delle abitazione di persone deportate, sono state installate lo scorso anno delle pietre d’inciampo, segno di vicinanza e di una sempre maggiore sensibilizzazione.

Studenti e studentesse della classe 5^G.

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